| Anche questo numero di Doppio Sogno esce in ritardo per effetto della crisi delle istituzioni sanitarie della Regione Lazio e quindi dell’aumento dei carichi di lavoro dei Redattori della rivista, un aumento tale da esporre al rischio di burnout se oltre a dedicarsi ai pazienti del SSN (sempre più disperati e numerosi per la continua perdita di posti di lavoro e la conseguente ricaduta psichiatrica sulla popolazione) si volesse continuare al ritmo consueto l’attività di ricerca scientifica. Il ritardo non comporta però caduta di tono: tutt’altro. Il lavoro di apertura del Prof. Dominique Scarfone, nella sua complessità metapsicologica, prosegue l’approfondimento di tematiche proprie della nostra Scuola promuovendo una riflessione sul pensiero di Freud e della psicoanalisi applicata alla cura dei pazienti nel setting istituzionale che è attualissimo e ricco di implicazioni scientifiche ed etiche, nello stesso tempo.
Che si fa se una paziente dice che “… sa che l’avete presa in trattamento perché voi siete innamorati di lei”?
Nell’icona scelta per questo numero della rivista, una foto creata da Filippo Arturo Nesci per il cortometraggio proposto nella rubrica “Cinema e sogni” , a partire dal sogno narrato da Roberto Flangini nel workshop sulla malattia oncologica nell’immaginario del Novembre del 2009, ci si trova di fronte a due porte: una chiusa, quella della psichiatria tradizionale, ed una socchiusa… quella della psicoanalisi che, nel testo di Scarfone ci ricorda che “i nevrotici devono avere in qualche modo ragione, scrive Freud, e, secondo lui, pure i deliri psicotici devono ben contenere un nucleo di verità.”
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